Investimenti per 44 milardi di euro in nuove infrastrutture e stop alla cultura del no

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Sicurezza degli approvvigionamenti, tutela ambientale, sviluppo delle infrastrutture, efficienza energetica e burocrazia veloce. Sono le linee guida per un politica energetica nazionale contenute nel manifesto che Confindustria Energia ha presentato questa stamattina a Roma.
Un documento nel quale si chiede al nuovo governo di affrontare le priorità del paese “perché è troppo tempo che l'Italia paga una politica delle non scelte” come ha sottolineato il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta. “Paghiamo il costo della mancata crescita- ha continuato – se avessimo avuto gli stessi risultati dell'area UE avremmo il Pil che sarebbe cresciuto di 150 miliardi e avremmo potuto investire quei soldi in infrastrutture indispensabili”.
Sul rispetto degli obiettivi europei del 20-20-20 e delle quote di emissioni di Kyoto Beretta ha detto che “il problema è stato affrontato troppe volte scaricando la responsabilità solo sulle imprese, quando è evidente che coinvolge tutto il sistema paese. E' necessario dotarsi di piani di azione in linea con gli obiettivi realizzabili”.
Parole chiave del manifesto di Confindustria Energia sono il superamento dei localismi e del partito del “no”, la diversificazione delle fonti con un netto placet al nucleare, ma soprattutto processi decisionali certi e rapidi. Su quest'ultimo punto sono stati citati gli esempi di Francia e Germania dove occorre in media un terzo del tempo per completare l'iter amministrativo. “E' un bene – ha detto Pasquale De Vita Presidente di Confindustria Energia e di Unione Petrolifera – che si torni a parlare seriamente di politica energetica perché il paese ne ha bisogno.
Per sostenere la domanda e per garantire al paese le necessarie forniture la filiera energetica italiana effettuerà investimenti per 44 miliardi di euro, per questo – ha proseguito – lo sforzo andrebbe supportato in un quadro stabile e duraturo nel tempo”. De Vita ha poi lanciato un appello al governo affinché crei “un clima favorevole ad investimenti che non guardano solo al nostro paese”. “Se non saremo in grado di garantire le condizioni per attrarre gli investimenti, si corre seriamente il rischio di un collasso delle infrastrutture energetiche per mancanza di capitali”.
Gli industriali, poi, sottolineano l'importanza dell'efficienza energetica e dei miglioramenti raggiunti nel settore: “Oggi consumiamo meno energia per unità di PIL, perché abbiamo imparato come risparmiare. I miglioramenti hanno portato ad una progressiva contrazione dell'intensità energetica che ha visto un miglioramento del 7.5% (pari a 15 milioni di TEP) rispetto ai valori dei primi anno 90. Non altrettanto si può dire per il settore civile o per quello della mobilità”.
Data: 29/05/2008
Autore: DAVIDE BARCARELLI




