La città del futuro energeticamente sostenibile in un dibattito con architetti, università, associazioni

La Citta’ e la Forma dell’energia è il titolo del dibattito organizzato dall’ENEA, Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente allo scopo di definire il proprio ruolo culturale nel dibattito sull’energia e sull’ambiente in Italia. Secondo Cristina Battaglia, Vice Presidente ENEA, questo è il secondo fronte su cui deve impegnarsi l’ente, oltre a ragionare su obiettivi strutturali sul medio e lungo periodo che vedono l’utilizzo di più tecnologie. Gli obiettivi di cui si parla sono quelli del post Kyoto (2012/2020), che richiedono un’ organica politica di interventi sul territorio e di innovazione tecnologica che possa dare maggiore efficienza energetica ai sistemi territoriali contro i cambiamenti climatici. Le rinnovabili stanno infatti entrando nelle città italiane, ma troppo lentamente rispetto agli accordi comunitari ed internazionali. L’ENEA ha così fatto scaturire un dibattito aperto a architetti, giornalisti, regioni, assessorati, associazioni e università sulla base di alcune visioni sperimentali della città del futuro, sempre più intesa come infrastruttura energetica, proposte dai propri ricercatori.
Mauro Basili responsabile dell'Ufficio di Presidenza dell'ENEA ha così illustrato alcuni progetti dell’ente sulla base della richiesta dell’amministrazione capitolina di ipotetiche soluzioni carbon free per i consumi energetici della capitale. L’amministrazione capitolina consuma ogni anno 600 Gw, di cui la metà sono consumi elettrici secondo Basili, che dichiara “Se si immaginasse di sostituire questi consumi elettrici, perlopiù sostenuti da centrali a metano con energie rinnovabili, nella fattispecie con il fotovoltaico, ci vorrebbero 185 ettari di pannelli fotovoltaici per sostituire i 314 Gw di cui Roma ha bisogno, con un costo di più di 1,5 miliardi di euro. Di fronte a questi numeri macroscopici è stato difficile immaginare una soluzione che portasse a uno spostamento dell’energia ricavata da sorgenti fossili a energie rinnovabili”. Tuttavia i ricercatori dell’ENEA, senza nessuna pretesa di dare soluzioni architettoniche, hanno immaginato come si potrebbe impiegare il fotovoltaico nella città. Facendo tesoro del fatto che già 40 anni fa Paolo Solieri, teorico della arcologia (architettura e ecologia), profetizzava l’uso strutturale architettonico del fotovoltaico nella costruzione degli edifici, ecco alcune proposte ideate dall’ENEA illustrate dal Dr.Basili. Una prima applicazione potrebbe essere come copertura di torri al parco di Centocelle, le quali di notte potrebbero fornire un’illuminazione a costo zero per rendere più sicura la zona, nonché svolgere il ruolo di attrazione per gli abitanti mediante un sistema di scale per ammirare il panorama dalla cima. I gazometri da tempo in disuso della capitale grazie all’applicazione di un cappotto fotovoltaico trasparente potrebbero tornare a produrre energia per la città come facevano 50 anni fa; di notte i pannelli illuminerebbero tra l’altro il gazometro stesso. I fari del porto nuovo di Ostia sarebbero perfetti per essere alimentati dall’energia solare, dando nello stesso tempo una nuovi immagine alla città. Tornando nel centro della città eterna il Tevere fiume scorre lasciando inutilizzati una decina di chilometri di argini, ideali come supporto ai pannelli fotovoltaici. Gli argini inoltre accompagnano le piste ciclabili che di notte potrebbero essere illuminate off-grid senza pesare sulla rete. Se prima le centrali elettriche si erano allontanate dalle città, con questa visione tornano nel tessuto urbano e forniscono energie proprio dove serve. In altre città come Barcellona è norma sedersi sotto una pensilina a vista mare ricoperta da pannelli fotovoltaici che offrono una potenza di 400 Kw; negli USA un cubo fotovoltaico è stato perfettamente inserito nel tessuto urbano. Il fotovoltaico secondo Basili può giocare un ruolo importante nell’ecobuilding, poiché nel 2006 il consumo energetico residenziale è schizzato al 28%.
In futuro le città dovranno attrezzarsi per sfamare una popolazione in esponenziale aumento: in merito i ricercatori dell’ENEA hanno presentato una soluzione al problema sollevato dalla provincia di Ragusa che, in seguito allo sviluppo abnorme di strutture per la coltivazione ortaggi, ne ha rilevato un grave impatto ambientale, oltre a essere privata di un quarto della propria estensione. Giulio Mizzoni dell’ENEA ha così illustrato il progetto vertical farm, ossia serre dislocate sui piani di uno stesso edificio. I vantaggi sono numerosi: a fronte di un’occupazione di 1 ettaro di terreno se ne ricavano in verticale altri 4 o 5 ettari, in modo da sottoporre il terreno libero ad una riqualificazione urbanistica e sociale. Racchiuse in costruzioni da 150 metri, circa 40 piani, le colture sarebbero al riparo dagli agenti atmosferici, offrirebbero più prodotti agricoli infine destinati al mercato locale, quindi con una distribuzione a chilometro zero. Inserito in un contesto urbano in maniera adeguata, questi edifici hanno la forma di ¼ di cerchio e sono rivolti a sud, per trarre il massimo dall’esposizione solare. Aumentando il raggio del quarto di circonferenza in caso di necessità di maggiore energia, i piani potrebbero avere diversi raggi. Tuttavia potranno essere impiegate anche altre fonti rinnovabili, come il geotermico e l’eolico, e secondo calcoli scientifici la struttura potrebbe diventare una centrale da 1,2 Mw all’interno della città. I tre obiettivi che si vorrebbero raggiungere sono tre: autonomia energetica, zero emission, zero rifiuti.
Secondo Anna De Lillo dell’ENEA infine i pannelli fotovoltaici stanno offrendo sempre maggiori opportunità di integrazione architettonica. Già ampiamente utilizzati come coperture, i più gettonati sono il silicio cristallino ed i film sottili. Sono in fase di espansione come elemento strutturale, soprattutto come finestre. Buoni risultati nella sperimentazione della variazione cromatica dei pannelli, già realtà a Barcellona nonostante una minore efficienza energetica. E’ compito degli architetti continuare a lavorare per una vera integrazione in strutture di sostegno.
Data: 04/07/2008
Autore: GIUSEPPE GANDOLFI




